
Si torna al lavoro
Si sa, tornare dalle vacanze e ricominciare a lavorare è sempre un po’ traumatico, soprattutto se il lavoro che svolgiamo non è quella che potremmo definire “la nostra vocazione”.
Anche su Cv Lavoro gli ombrelloni e costumi sono ormai un ricordo, mentre è ritornato sui nostri visi l’abituale colorito bianchiccio da impiegati d’ufficio. I soliti problemi da affrontare, la sindrome da lunedì mattina, la lunga attesa per l’agognato finesettimana… è una cantilena che vi suona famigliare?
Purtroppo, spesso non è la voglia di lavorare a mancarci quanto il clima aziendale a essere irrespirabile oppure il tipo di lavoro a non stimolare la nostra creatività. Cosa fare in questi casi? C’è un’uscita alla fine del tunnel?
Alla ricerca del lavoro dei sogni
È di qualche giorno fa la notizia che la Cassazione ha appoggiato la scelta di un ragazzo di 20 anni, David, che si era licenziato dal suo lavoro per iscriversi a un corso per parrucchiere e poter svolgere in futuro un lavoro che realmente gli piacesse.
La notizia era stata accolta male dal padre che non appoggiava la scelta di David e non voleva ricominciare a mantenerlo. La sentenza della Cassazione gli ha però dato torto affermando che i figli possono decidere di licenziarsi dal lavoro che ha garantito loro un’indipendenza economica al fine di riprendere a studiare o frequentare corsi di formazione e seguire così le loro “aspirazioni e inclinazioni”.
Mamma e papà mi mantenete voi!
In pratica la Cassazione ha confermato la sentenza del Tribunale di Modena che già nel marzo del 2004 aveva dato ragione al ragazzo obbligando il padre ad accettare la sua decisione e il conseguente nuovo obbligo finanziario nei suoi confronti.
Nella sentenza si sottolinea: “Non ha colpa il figlio che rifiuta una sistemazione lavorativa non adeguata rispetto a quella cui la sua specifica preparazione, le sue attitudini ed i suoi effettivi interessi siano rivolti, quanto meno nei limiti temporali in cui tali aspirazioni abbiano una ragionevole possibilità di essere realizzate, e sempre che tale atteggiamento di rifiuto (nel proseguire a lavorare) sia compatibile con le condizioni economiche della famiglia”.
Un lavoro su misura
La situazione di David, che appena ventenne già lavora come disossatore di carni suine e presto scopre di non voler svolgere quel lavoro per tutta la vita, è sicuramente diversa dalla realtà di molti giovani che hanno, al contrario, la possibilità di studiare e non riescono poi a trovare un lavoro che rispecchi le loro aspirazioni.
La buona notizia, però, è che ora molti giovani costretti dai genitori a studi e carriere poco consone ai loro reali desideri hanno una carta in più per opporsi e ottenere comunque il loro appoggio finanziario.
Questo non significa agevolare chi vorrebbe vivere approfittando della dipendenza dalla propria famiglia, quanto offrire una possibilità anche a chi, per interessi e aspirazioni, troppo spesso non trova appoggio all’interno della cerchia famigliare.
E dopo gli studi?
Studi e corsi di formazione sono importanti perché offrono gli strumenti più adatti per svolgere in futuro un lavoro interessante e in linea con le nostre passioni. Ma non sono sufficienti per trovare quel tipo lavoro.
Per questo motivo è importante ottenere l’appoggio (non solo finanziario) dei nostri genitori per specializzarci in quello che amiamo, ma altrettanto fondamentali saranno le nostre scelte e la capacità di sviluppare un acuto spirito d’iniziativa. Per qualsiasi lavoro vorremo svolgere, infatti, saremo sempre gli imprenditori di noi stessi, un ruolo che i nostri genitori non potranno mai svolgere al nostro posto.
E voi, cosa ne pensate? Condividete la sentenza della Cassazione? Qual è il ruolo dei genitori nella formazione dei figli?