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                 Consigli per chi cerca lavoro *a cura di MrJob*


Categoria 'il mondo del lavoro'

Casting per modelle/i: come farsi strada nella moda

Lunedì 20 Luglio 2009

Vi siete mai chiesti come si faccia a diventare modelle o modelli? Basta, da solo, un aspetto più che gradevole? E se “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, come obietterebbe qualcuno, esistono dei criteri inequivocabili per sancire la bellezza di qualcuno?Ebbene sicuramente, come per molte altre professioni, esistono dei requisiti imprescindibili per cimentarsi con sfilate e servizi fotografici. Alcuni di questi, ovviamente, sono estetici: magrezza (non eccessiva, ma tale da permettere d’indossare ogni tipo di abito), l’altezza (170 cm minimo per le ragazze, 180 cm per i ragazzi), una giusta proporzione fisica, un’elevata cura del corpo, scioltezza nei movimenti e un portamento elegante. Altri sono invece caratteriali: sicurezza di sé, disinvoltura, propensione a viaggiare e predisposizione ad essere sottoposti a situazioni stressanti. Infine occorrono una buona padronanza delle lingue straniere, in particolare l’inglese, ed ottime proprietà relazionali dal momento che ci si troverà spesso ad avere a che fare con persone provenienti dalle zone più disparate del Mondo.La cosa migliore da fare nel caso si predisponga di questi requisiti o comunque si desideri fortemente sfilare o posare per un servizio da rivista, due sono le strade da percorrere: sperare che un talent scout si innamori della vostra figura incrociandovi per strada o, più verosimilmente, affidarvi ad un’agenzia seria che si preoccupi di inserirvi nell’ambiente, vi segua negli sviluppi della carriera e si occupi di trovarvi la miglior ricollocazione, magari nello spettacolo, quando questa terminerà.Non bisogna dimenticare che si tratta di un mestiere che deve per forza essere intrapreso da giovanissimi, quando cioè, si è ancora plasmabili sia da un punto di vista fisico che professionale; pertanto è bene non affidarsi mai al caso, col rischio di imbattersi in situazioni spiacevoli, ma approfittare il più possibile dei servizi messi a disposizione dalle agenzie che attraverso corsi e programmi di inserimento per i casting permettono la migliore formazione professionale, garantendo esperienze che torneranno utili nel corso dell’intera carriera. Ad esempio, il book fotografico è miglior biglietto da visita per ad un casting per modelle, modelli o indossatori e non solo, è indispensabile che venga fatto in modo altamente professionale; l’agenzia, componendosi di esperti del settore, si occuperà di scegliere la soluzione migliore sulla base delle caratteristiche di chi ad essa si affida.Inutile dirlo, la capitale della moda è Milano, dove si concentra la maggior parte delle agenzie di moda e a questa città deve guardare chiunque desideri intraprendere tale mestiere. Qualora pensiate sia questa la vostra strada, quindi, potete consultare il sito di un’agenzia di moda come Modemodels e richiedere informazioni più dettagliate su come affrontare al meglio il percorso che vi porterà in passerella!Potrebbe interessarti anche Come scrivere un curriculum per attori

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Come vestirsi ad un colloquio di lavoro

Giovedì 8 Gennaio 2009

donna in carriera

Avete preso un titolo di studio dopo anni di fatica, magari avete anche frequentato brillantemente un master investendo non pochi risparmi di famiglia, avete compilato un curriculum irreprensibile (seguendo i consigli di cv-lavoro!) e vi hanno finalmente convocati per un colloquio. E ora?!? Vi informate sull’azienda che vi ha chiamato (Google è una miniera inesauribile se si sanno cercare informazioni con cognizione di causa), vi ripassate quali sono i vostri pregi e i vostri difetti e poi pensate a cosa indossare. Il problema dei problemi. Come vestirsi al colloquio di lavoro.Bene, mi è stato segnalato il manuale del colloquio perfetto, un post carino e interessante preso da Blogposh.com che può dare una piccola mano alle ragazze (per gli uomini, si sa, camicia e giacca vanno sempre bene) indecise sull’abbigliamento adatto per il colloquio tanto atteso. Sarà anche vero che l’immagine non è tutto, ma sicuramente una buona apparenza aiuta!E voi? vi invito a raccontarci le vostre esperienze!Per approfondire:Come affrontare un colloquio di lavoroCome sostenere un colloquio senza errori

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Social Business Network, un nuovo modo per trovare lavoro

Martedì 18 Novembre 2008

lavoro computer

Quanti di voi, che siate studenti, impiegati, liberi professionisti o purtroppo disoccupati, passano parte della propria giornata sugli ormai famosi Social Network (mi riferisco in particolare a Facebook, vero fenomeno autunnale in Italia), a commentare fotografie piuttosto che a cercare la cugina di 7^ grado che abita in Argentina?

Avete mai pensato di unire l’utile al dilettevole cercando lavoro attraverso i Social Network?
No, non sono impazzito, bensì voglio segnalarvi alcune possibilità interessanti per chi è alla ricerca di un lavoro, così come per chi ha intenzione di migliorare la propria condizione.

Facebook, ad esempio, ha stretto un accordo con CareerBuilder per la pubblicazione delle offerte di lavoro: sulla pagina del proprio profilo compariranno delle inserzioni relativi al lavoro compatibili con i vostri interessi e le vostre peculiarità.

Non volete mischiare le mezzore di relax su Facebook con l’arduo compito di trovare qualcuno che vi assuma?

Vi consiglio allora Linkedin, il precursore dei social network a stampo professionale (social business network) che conta 100.000 nuovi iscritti a settimana ed è il più frequentato del mondo. Inserite il vostro profilo professionale aggiornato e sfruttate le potenzialità del sito: è possibile ottenere i contatti di qualcuno che si vuole conoscere, trovare offerte di lavoro, persone e opportunità di business. Si possono leggere i profili professionali dei datori di lavoro, interagire con loro e entrare nella loro rete di contatti. L’importante è darsi da fare, cercare, conoscere e proporsi: nessuno vi regalerà mai un lavoro.

Infine, vi consiglio di visitare anche Vault.com, Ryze.com e Xing.com, simili a Linkedin ma con target leggermente diversi.

Ps: marchetta pro Cv-lavoro: visitate e iscrivetevi alla pagina dedicata a cv-lavoro su Facebook, sarà un punto d’orgoglio conoscere i nostri lettori appassionati!

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IL DIRITTO A UN LAVORO CHE CI APPASSIONI

Martedì 30 Settembre 2008

 

Si torna al lavoro

Si sa, tornare dalle vacanze e ricominciare a lavorare è sempre un po’ traumatico, soprattutto se il lavoro che svolgiamo non è quella che potremmo definire “la nostra vocazione”.

Anche su Cv Lavoro gli ombrelloni e costumi sono ormai un ricordo, mentre è ritornato sui nostri visi l’abituale colorito bianchiccio da impiegati d’ufficio. I soliti problemi da affrontare, la sindrome da lunedì mattina, la lunga attesa per l’agognato finesettimana… è una cantilena che vi suona famigliare?

Purtroppo, spesso non è la voglia di lavorare a mancarci quanto il clima aziendale a essere irrespirabile oppure il tipo di lavoro a non stimolare la nostra creatività. Cosa fare in questi casi? C’è un’uscita alla fine del tunnel?

 

Alla ricerca del lavoro dei sogni

È di qualche giorno fa la notizia che la Cassazione ha appoggiato la scelta di un ragazzo di 20 anni, David, che si era licenziato dal suo lavoro per iscriversi a un corso per parrucchiere e poter svolgere in futuro un lavoro che realmente gli piacesse.

La notizia era stata accolta male dal padre che non appoggiava la scelta di David e non voleva ricominciare a mantenerlo. La sentenza della Cassazione gli ha però dato torto affermando che i figli possono decidere di licenziarsi dal lavoro che ha garantito loro un’indipendenza economica al fine di riprendere a studiare o frequentare corsi di formazione e seguire così le loro “aspirazioni e inclinazioni”.

 

Mamma e papà mi mantenete voi!

In pratica la Cassazione ha confermato la sentenza del Tribunale di Modena che già nel marzo del 2004 aveva dato ragione al ragazzo obbligando il padre ad accettare la sua decisione e il conseguente nuovo obbligo finanziario nei suoi confronti.

Nella sentenza si sottolinea: “Non ha colpa il figlio che rifiuta una sistemazione lavorativa non adeguata rispetto a quella cui la sua specifica preparazione, le sue attitudini ed i suoi effettivi interessi siano rivolti, quanto meno nei limiti temporali in cui tali aspirazioni abbiano una ragionevole possibilità di essere realizzate, e sempre che tale atteggiamento di rifiuto (nel proseguire a lavorare) sia compatibile con le condizioni economiche della famiglia”.

 

Un lavoro su misura

La situazione di David, che appena ventenne già lavora come disossatore di carni suine e presto scopre di non voler svolgere quel lavoro per tutta la vita, è sicuramente diversa dalla realtà di molti giovani che hanno, al contrario, la possibilità di studiare e non riescono poi a trovare un lavoro che rispecchi le loro aspirazioni.

La buona notizia, però, è che ora molti giovani costretti dai genitori a studi e carriere poco consone ai loro reali desideri hanno una carta in più per opporsi e ottenere comunque il loro appoggio finanziario.

Questo non significa agevolare chi vorrebbe vivere approfittando della dipendenza dalla propria famiglia, quanto offrire una possibilità anche a chi, per interessi e aspirazioni, troppo spesso non trova appoggio all’interno della cerchia famigliare.

 

E dopo gli studi?

Studi e corsi di formazione sono importanti perché offrono gli strumenti più adatti per svolgere in futuro un lavoro interessante e in linea con le nostre passioni. Ma non sono sufficienti per trovare quel tipo lavoro.

Per questo motivo è importante ottenere l’appoggio (non solo finanziario) dei nostri genitori per specializzarci in quello che amiamo, ma altrettanto fondamentali saranno le nostre scelte e la capacità di sviluppare un acuto spirito d’iniziativa. Per qualsiasi lavoro vorremo svolgere, infatti, saremo sempre gli imprenditori di noi stessi, un ruolo che i nostri genitori non potranno mai svolgere al nostro posto.

E voi, cosa ne pensate? Condividete la sentenza della Cassazione? Qual è il ruolo dei genitori nella formazione dei figli?

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MORIRE DI LAVORO: IN GIAPPONE ACCADE. E IN ITALIA?

Mercoledì 9 Luglio 2008

 

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Nella lingua inglese è entrato in uso un nuovo vocabolo, Karosh. Letteralmente significa “morto per eccesso di lavoro” ed è un espressione che arriva dal Giappone, lo stato che detiene il triste primato del maggior numero di suicidi legati alle condizioni di lavoro.

 

Cosa dicono le statistiche

L’ILO, l’Organizzazione Internazionale del lavoro, stima che in Giappone il numero di persone che lavorano più di 50 ore a settimana superi il 28%, tantissimo rispetto al 10% della media europea. Mentre dal 1998 all’inizio del 2007, il numero dei suicidi riconducibili a cause di lavoro, sono stati più di 30.000 con un aumento vertiginoso rispetto agli anni passati. Le cause sono sempre le stesse: ritmi massacranti, ferie negate e straordinari talvolta pari al 100% del normale orario di lavoro.

 

La storia di Uendan

Emblematico è il caso di un ragazzo giapponese, suicidatosi a 23 anni dopo 16 mesi di lavoro massacrante. Assunto da una società appaltatrice, la Nextar, Uendan era stato poi inserito come ispettore di produzione presso la Nikon. Tra straordinari, turni anche di notte e trasferte di lavoro raggiungeva a volte le 250 ore lavorative al mese lavorando anche 15 ore al giorno consecutivamente, senza mai un giorno libero. In breve tempo aveva perso 13 chili, aveva iniziato a soffrire di disturbi vari tra cui di mal di stomaco e insonnia e era sprofondato in una terribile depressione. Fino ad un giorno del marzo 1999 quando, esasperato, si è tolto la vita lasciando un biglietto con scritto:
Tutto il tempo che ho passato è stato sprecato“.

 

La sentenza

Sei anni dopo, nel marzo del 2005, il tribunale distrettuale di Tokyo ha dichiarato colpevoli sia la Nextar che la Nikon ordinando ad entrambe un risarcimento danni. Si tratta di una sentenza esemplare, che però non è bastata a tutelare i lavoratori nipponici. In Giappone infatti, per alcune categorie professionali, non esiste alcuna tutela e i criteri di legge riguardanti le ore lavorative, sono ben lontani dagli standard internazionali.

 

Cosa accade nel nostro Paese

In Italia la situazione è completamente diversa. Gli straordinari sono più bassi rispetto alla media europea e il fenomeno dei Karoshi è quasi del tutto insesistente. Purtoppo questo non significa che le cose vadano meglio. Se in Giappone si muore di lavoro, da noi ci si ammala. Il proliferare di lavori instabili e sottopagati, fanno insorgere condizioni di stress e problemi psicologici prima inesistenti. Molti lavoratori si sentono impotenti di fronte a un futuro instabile e del tutto inadeguati rispetto a esigenze reali, impossibili da realizzare con stipendi talvolta irrisori.

 

Qualche riflessione

I problemi psicosociali che ne derivano non sono però tangibili come un suicidio e quindi è ancor più facile che vengano sottovalutati. Si basano su dati difficilmente misurabili e piuttosto che affrontare il problema, si finge di ignorarlo.
Il lavoro però è un pilastro fondamentale della vita di una persona e ne condiziona sempre di più le scelte. Ed è questo che è frustrante per chi magari vorrebbe prendere determinate decisione ma è costretto a rinviarle in attesa di una stabilità economica al momento lontana. Sarebbe importante prendere coscienza di questo, e non aspettare sempre di arrivare a situazioni irreparabili. Noi continueremo a farlo, dando voce ai lavoratori e pubblicando tutti i vostri commenti, che meglio di ogni altra cosa, spesso denunciano situazioni limite.

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Fonte immagine: PeppeManga


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