Mr. Job ha incontrato per voi Anna Maria Cebrelli, single coach di Parship.it ed esperta nell’ambito delle relazioni sentimentali e le ha posto qualche domanda, su questo lavoro così particolare.
Anna Maria, vuoi raccontare ai nostri lettori di cosa ti occupi nello specifico.
Sono la Love&Single Coach di PARSHIP.it, un importante servizio on line per single che cercano l’anima gemella. PARSHIP, tra l’altro, è l’unico ad offrire un servizio di coaching gratuito per gli incontri e le relazioni di tutti i suoi utenti. Significa che questa consulenza professionale è a disposizione non solo degli abbonati ma anche dei semplici iscritti.
Concretamente: sono a disposizione degli utenti che desiderano avere un confronto, un suggerimento, un aiuto nella loro ricerca del partner, per capire meglio i livelli di affinità che condividono con le varie persone proposte o, più specificamente, per ottimizzare l’uso di tutte le funzionalità del servizio. La consulenza è telefonica o per email.
Sei sempre a contatto con le persone e in particolare con uomini e donne che sono alla ricerca di un po’ di serenità a livello sentimentale, come li affronti? E quanto, se lo fanno, impattano sulla tua vita privata?
La serenità sentimentale non è “trovare l’anima gemella”, in primo luogo. L’amore non basta. E in fondo non è un problema che riguarda solo i single ma un po’ tutti, anche chi sta già in una relazione che sembra consolidata. Quello che cerco di fare – aldilà delle indicazioni pratiche dell’utilizzo di PARSHIP – è stare attivamente nell’ascolto, aiutando le persone a trovare la loro personale strada ed ad ottenere consapevolezza, nell’ottica naturalmente di raggiungere l’obiettivo che si sono prefissati: buoni incontri per trovare l’anima gemella.
Sulla mia vita privata non ci sono impatti, se non nel fatto – ma è un’osservazione più ampia – che avere tanti contatti ogni giorno mi restituisce un’immagine multidimensionale delle relazioni oggi, dei punti di vista degli uomini e di quelli delle donne, della difficoltà oggi del comunicare in modo autentico e dell’amare in modo profondo.
Ti piace il tuo lavoro? Intendo dire, la mattina ti svegli col sorriso prima di accendere il computer e ricevere telefonate?
Mi piace, mi piace! Non necessariamente la mattina mi sveglio con il sorriso e non sempre le cose che ascolto mi fanno sorridere o sono allegre ma sostenere le persone che lo desiderano nel loro cammino, in questo caso verso l’anima gemella; la consapevolezza di fare parte di una realtà che aiuta concretamente le persone ad essere più felici grazie ad un amore vero (il nostro è un servizio assolutamente serio e rivolto solo a persone libere, che quindi vogliono davvero una storia importante e duratura) sono sicuramente qualcosa che mi motiva fortemente, ogni giorno. Insomma, è un lavoro che faccio sempre molto volentieri e mi piace.
Come sei arrivata a svolgere questo lavoro? Quali studi hai intrapreso e quali corsi hai frequentato?
Per essere coach ci sono diversi corsi, alcuni seri e altri meno; io ho frequentato – a parte il percorso universitario di psicologia – un master. Ma – brevemente, per esempio - ho anche una formazione triennale in counseling, sono una naturopata ad indirizzo psicosomatico. Si potrebbe dire che sono una fan della “formazione continua”: mi piace approfondire in modo serio, integrare anche in modo trasversali le competenze, seguendo i miei interessi.
A che tipologia di persone consiglieresti questo mestiere? E cosa suggeriresti di fare per indirizzarle verso questa professione?
Tendo a non consigliare un mestiere: poiché diventa una parte importante della vita, è bene che ognuno faccia quel che sente veramente, al di là delle mode o delle convenienze. Semmai – come coach – potrei aiutare ad far emergere le proprie autentiche aspirazioni e desideri anche lavorativi…
Prima di lavorare con le persone ritengo fondamentale aver lavorato molto anche su di sé; e continuare a farlo, guardandosi con consapevolezza. Non è un lavoro per aspiranti guru, consiglieri, “maestrini”. L’altro aspetto è la formazione più tradizionale. Nello specifico, tecnicamente, per fare il coach non serve l’università (voglio dire che non è un prerequisito indispensabile) ma certamente una formazione e poi un training adeguato (le norme in Italia e nel mondo sono dettate dall’ICF), ovvero tanta esperienza, esercizio sul campo con supervisioni. Dal life coach si può passare al Love Coaching in modo più specifico sulla base dei propri interessi: per quello che offre il mercato, offrendo le proprie consulenze ai privati come libero professionista.
Ti ringraziamo per la tua disponibilità, i nostri lettori ne saranno contenti! Buona giornata e buon lavoro!