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                 Consigli per chi cerca lavoro *a cura di MrJob*


Categoria 'umorismo'

LA LAUREA SERVE?

Giovedì 5 Giugno 2008

 

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Nella situazione di crisi in cui sguazza l’Italia al giorno d’oggi, questa domanda risulta più che mai pertinente, soprattutto dal momento che le informazioni al riguardo sono ben poco incoraggianti.
Ci tengo quindi a fornirvi una panoramica reale della situazione, priva di merletti o zuccherini, che possa darvi un’idea, giovani laureandi, del quadro che vi circonda e del quale presto o tardi farete parte.

 

I dati

Secondo fonti Istat, i giovani rappresentano il 37,8% dell’occupazione nazionale, ma il loro livello di attività è ben lontano da quello degli adulti. Inoltre il tasso di occupazione dei giovani di 20-29 anni con un livello di istruzione secondario è al 53,3%, mentre quello dei giovani laureati è pari al 50,2% (il più basso in assoluto, inferiore di oltre 25 punti alla media europea). L’Italia è l’unico paese europeo in cui il tasso di occupazione dei laureati è inferiore a quello dei coetanei con un titolo di studio minore (!!!). Sempre l’Istat sottolinea poi come la laurea riduca la possibilità di disoccupazione solo dopo i 30 anni, mentre in precedenza questa si aggiri intorno al 24% (23,9%).

Messa in questi termini la prospettiva non sembra certo delle migliori. Ma aspettate. Non è tutto.
Sempre l’Istat rileva che i giovani, indipendentemente se precari o laureati, guadagnino mediamente il 26% in meno rispetto agli adulti. Coooooosa?? Ebbene si, oltre alla difficoltà di trovare un impiego decente, cari laureati con alle spalle anni di esami, professori lunatici, lezioni annullate senza preavviso, lentezze burocratiche, ci si mette anche la questione cash. La spiegazione sembra legarsi alla mancanza di esperienza dei giovani rispetto ai lavoratori più anziani. (La domanda, scusate, sorge spontanea: PERCHÈ C’È QUALCUNO CHE NASCE “IMPARATO”?).

 

Il problema

In ogni caso questa è la situazione: il vostro ingresso nel mondo del lavoro, (a meno che voi non siate degli esperti di tecnologie innovative ed informatica: in questo caso le possibilità di trovare un impiego aumentano), sarà costituito da possibilità centellinate con il contagocce e sottopagate. Ci si può rendere conto di ciò semplicemente notando quanti siano gli stages offerti dalle moltissime aziende che in questo modo danno una formazione, anche se minima, che può cominciare a sopperire le enormi lacune delle nostre università italiane. Perchè parliamoci chiaro: il problema è a monte. Non sono le aziende che preferiscono il vecchio al nuovo. E’ che il nuovo non ha nessuna conoscenza specifica sulla quale costruire un’esperienza successiva. E la causa è la politica universitaria che promuove un insegnamento generale e generalista, che sorvola sui particolari. Ecco l’handicap dell’università italiana.
Nonostante questo però, la laurea costituisce il presupposto necessario per affacciarsi a determinate professioni.

 

Un’escamotage

Benchè quindi strabordante di pecche e lacune, l’istruzione universitaria è in Italia assolutamente basilare per chi aspira a qualcosa di più. Per me quindi la risposta alla domanda è SI.
Ma con una postilla: se volete davvero rendere la vostra laurea più che un pezzo di carta, non adagiatevi sugli allori, cominciate invece a crearvi quell’esperienza prima di concludere gli studi. Datevi da fare durante, migliorate le lingue, fate stages, applicatevi nel pratico, prima che qualcuno vi possa dire:” Bene, lei si è laureato in tempo con 110, bravo, ma in concreto cosa sa fare??”
Bruciamo sul tempo i datori di lavoro!!!

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Fonte immagine:
Megaronline

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I PEGGIORI CAPI SONO I NOSTRI MIGLIORI MAESTRI DI VITA

Mercoledì 28 Maggio 2008

 

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Lo so che può sembrarvi impossibile ma gli errori del capo, il suo carattere insopportabile, le pretese assurde, insomma tutto ciò che ci fa terribilmente innervosire, può rivelarsi molto utile. Non solo, i nostri peggiori capi possono trasformarsi-
(inconsciamente, sia chiaro!)- in grandissimi maestri di vita.

 

La regola è semplice

Il segreto consiste nell’osservare il loro comportamento, vedere le conseguenze delle loro azioni e NON IMITARLE.
In pratica per diventare delle persone migliori basta prendere i capi della peggior specie come cattivi esempi e comportarsi in maniera esattamente opposta alla loro.
A insegnarcelo è un noto blogger inglese che, per avvalorare la sua teoria, ci fornisce

sette punti di riflessione:

 

  1. guardate gli sforzi inutili che fa il capo per ottenere qualcosa. Se si comportasse diversamente, magari se chiedesse le cose più apertamente e senza evitare stratagemmi o manipolazioni, raggiungerebbe gli stessi obiettivi con la metà della fatica.
  2. osservate le reazioni dei dipendenti. Il capo potrà esigere da loro qualsiasi cosa ma i suoi sottoposti troveranno sempre il modo per controbattere. Magari a rimetterci sono quasi sempre i dipendenti però è difficile che un capo sia felice di essere deriso e considerato nel peggiore dei modi dall’intero ufficio.
  3. soffermatevi ancora sul rapporto che si crea tra un cattivo capo e i suoi dipendenti. Comportandosi in quel modo, viene a mancare fiducia da parte di entrambe le parti. E anche in un rapporto di lavoro, la fiducia reciproca è fondamentale.
  4. immedisimatevi nei dipendenti di un capo insopportabile: vi sentireste motivati o lavorereste solo perchè obbligati? La risposta è scontata.
  5. immaginatevi come si comporta un cattivo capo di fronte alle conseguenze di una (sua) decisione sbagliata. Non ammetterà mai l’errore e gli effetti dello sbaglio iniziale diventeranno sempre più irreparabili. Una lezione perfetta per ricordarci che a volte è meglio mettere da parte l’orgoglio.
  6. pensate alla vita che conducono i vostri peggiori capi. Per più di metà della loro esistenza sono impegnati a rendersi insopportabili e non è detto che non lo siano anche fuori dall’ufficio. Vi piacerebbe vivere come loro?
  7. e adesso osservate il comportamento dei capi minori, quelli che sono costretti a stare direttamente sotto le dipendenze del grande boss. Quasi sempre giocano lo stesso gioco del “grande capo” ma sono molto più furbi e soprattutto sono pronti a cogliere la prima occasione per invertire i ruoli.

 

Non resta che mettere in pratica la lezione

Il concetto è chiaro: se il vostro capo è di quelli che si vantano di essere delle creature superiori scese sulla Terra per salvare l’intera umanità, imparate ad essere più modesti; se invece il capo trascorre 14 ore al lavoro compreso il sabato e la domenica mattina, cercate di ottimizzare le vostre 8 ore e ricordatevi che esiste anche una vita oltre all’ufficio. Gli esempi possono continuare in eterno, ma approffittatene: voi potrete diventare delle persone migliori ma per i capi incapaci non c’è nessuna speranza.

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Fonte immagine: Terreomnia

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7 REGOLE “ANTISTRONZI”

Mercoledì 9 Aprile 2008

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Lo stress in ufficio è un problema serio tanto che c’è persino chi ci ha scritto dei libri. Uno dei più eloquenti, a partire dal titolo, è quello di Robert I. Sutton, con il suo Il metodo antistronzi. Ci troviamo di fronte alla peggiore categoria di colleghi o meglio di capi: quelli che possono essere definiti con mille eufeminismi ma rimangono sempre e comunque dei grandi S…

 

Norme di sopravvivenza

Un intero capitolo del testo è dedicato proprio ad alcuni consigli per sopravvivere alla loro presunzione.

 

1. Ricontestualizzate: vedete le cose da un altro punto di vista. No ai sensi di colpa e sì al bicchiere sempre “mezzo pieno”.

2.Sperate in meglio ma aspettatevi il peggio. Insomma, siate ottimisti ma preparatevi ad gni evenienza, soprattutto la peggiore.

3. Mantenete una certa indifferenza. In sostanza: fregatevene, ma in senso positivo! In sostanza, fate il vostro dovere, impegnatevi ma non fatevi venire un ulcera lacendovi nella vostra rabbia.

4. Puntate ai piccoli successi. Non ambite subito al massimo: la vittoria si raggiunge gradualmente. Gioire delle piccole conquiste vi aiuta comunque nel perseverare nel raggiungimento di grandi obiettivi.

5. Limitate le esposizioni. Qui Sutton parla proprio di un esposizione fisica: se avete una riunione con colleghi/capi della peggior specie, cercate di presenziarvi il meno possibile.

6. Costruite delle “sacche” di sicurezza. Stavolta sia in senso metaforico che no. Insomma, trovate un rifugio per evadere e rilassarvi: va bene una stanza ma anche un gruppo con cui sfogare le proprie ansie.

7. Combattete piccole battaglie per volta. Perseverate nei vostri buoni propositi e impegnatevi a fondo: sono i tasselliper una dolce, lenta ma inesorabile vendetta.

 

Sono teorie psicologiche, mica chiacchere…

Sì, lo so. Ora state tutti pensando: “quante belle parole… metterle in pratica è impossibile”. Ebbene, sappiate che queste sette regole non nascono dalla fantasia dell’autore. Sono i risultati di ricerche e studi sul tema fatti da psicologi sempre più tormentati da pazienti nevrotici proprio a causa del loro ambiente di lavoro. Quindi, sicuramente dovrete armarvi di una dose massiccia di pazienza mail successo è garantito.

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Fonte immagine: Troviamoibambini.it

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COME SOPRAVVIVERE AL CAPO

Martedì 8 Aprile 2008

 

Ultimo giorno della settimana. Arrivate in azienda, siete puntualissimi, varcate la soglia del vostro ufficio con il classico sorriso da venerdì (della serie: nulla potrà scalfire la mia gioia… stasera parto per il week-end e per due giorni nessuno mi romperà). State per esordire con un laconico “Buongiorno a tutti!”. Ma vi fermate alla B. Venite accolti da un silenzio tombale. Persino Marco, quello che fino alle 10 non accende neppure il computer, non vi degna di uno sguardo. IL CAPO E’ DI CATTIVO UMORE. Tutti i vostri propositi spariscono in un nano secondo. Nervosismo, rabbia ma anche mille domande vi assalgono. Perchè l’umore di una persona deve rovinarmi la giornata? E soprattutto: c’è un modo per conquistare le simpatie del capo?

 

No all’effetto zerbino

Ebbene sì, un modo ci sarebbe. Anzi, più che un modo è una vera e propria strategia, pubblicata su Forbes.com in un articolo di Tara Weiss. Richiede un po’ di tempo, impegno e molta pazienza. Ma se applicata con costanza, sarà infallibile. Eccola tradotta in 7 punti.

 

1. Parlate il linguaggio del capo. Se si diverte a parlare per matafore, fate anche voi lo stesso.

2. Fingete che tutto sia un’idea del capo, anche se ci avete messo mesi per risolvere un problema, il merito è suo.

3. Evitate complimenti gratuiti. Ebbene sì, non tutti i capi sono stupidi: se siete troppo accondiscendenti, potrebbe insospettirsi.

4. Date al capo quello che vuole… anche quando è l’idea meno intelligente che abbiate mai sentito in vita vostra.

5. Chiedete il permesso prima di offrire input. Il capo è pur sempre lui: ricordarglielo non farà che incrementare la sua autostima.

6. Imitate l’atteggiamento del capo. Se è puntiglioso, mostratevi attenti a ogni minimo dettaglio.

7. Rispettate la posizione del capo. Vale il discorso del punto 6… ma anche quello del punto 3. Insomma, rispetto sì ma non venerazione.

 

Se proprio non c’è speranza

A volte non c’è proprio rimedio, il vostro capo è la persona più ottusa, egocentrica, incapace e poco professionale che esista al mondo. Qui in effetti non ci sono molte soluzioni. Per evitare tensioni in ufficio, per oggi sopportate. Da domani vi daremo qualche dritta per superare i momenti più critici.

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Fonte immagine: Hamed Saber

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AAA ANNUNCIO DI LAVORO COMPRENSIBILE CERCASI

Mercoledì 2 Aprile 2008

 

Sto sbirciando tra gli annunci di lavoro e cosa leggo? Stage Business Analyst Consultant Junior rivolto a neo-laureati. Interessante… peccato non abbia capito chi stanno cercando. Magari è colpa del mio inglese, non troppo fluente; oppure della mia stanchezza. Rileggo. Niente! Le uniche parole veramente chiare sono “stage” e “junior” che, dopo mesi di lettura di offerte di lavoro e un minimo di intuito, mi fanno pensare che il candidato ideale non debba avere anni di esperienza. Dal dettaglio dell’annuncio intuisco che alla fine il ruolo è quello di procacciare nuovi clienti, ma i dubbi restano.
(more…)

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